Chiediamo aiuto, siamo sotto ricatto: vogliono che rendiamo a pagamento le nostre arene

Cari amici,
siamo sotto ricatto. Scriviamo questo appello per chiedere aiuto a ciascuno di voi. Ci stanno costringendo ad annullare la stagione estiva de Il Cinema in Piazza. Un’iniziativa che era sopravvissuta a Virginia Raggi nel 2018, alle aggressioni fasciste nel 2019 e quest’anno anche alla pandemia. Il motivo? La lobby dei distributori e delle catene di multiplex sta bloccando le concessioni dei film perché da tre anni vuole costringerci a rendere l’evento a pagamento. I protagonisti di questo attacco sono chiari e identificabili: l’ANICA, presieduta dall’ex sindaco di Roma ed ex Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, e l’ANEC, rispettivamente associazioni di categoria dei distributori e dei gestori di sale.

Di oltre 140 film richiesti alle case di distribuzione per programmare le rassegne a San Cosimato, Ostia e Cervelletta abbiamo ricevuto più di 120 risposte negative. Non ci autorizzano nemmeno i film di proprietà RAI di autori italiani! Tutti “no” ad offerte economiche pari o più alte rispetto all’usuale valore di mercato per la proiezione di quelle opere con proiettori DCI. Siamo senza film, costretti a chiedere il vostro aiuto per combattere questa battaglia.

Ci accusano di fare “concorrenza sleale” ma abbiamo sempre esclusivamente proiettato film che hanno concluso il loro periodo di sfruttamento commerciale in sala: davvero volete farci credere che “Una giornata particolare” metta in crisi “Avengers” al botteghino? Sarebbe bellissimo, ma non è così. Il nostro evento è gratuito per chi ne fruisce, ma non per l’industria cinematografica, perché ogni estate paghiamo tra i 55.000 e gli 80.000 euro di compensi ai distributori per le proiezioni. Un esempio: per una proiezione di “Sinfonia d’autunno” di Bergman, film del 1978, abbiamo pagato 1.220 euro.

Di fatto, noi – con i nostri partner e sponsor – offriamo il biglietto a voi, ma quel biglietto viene pagato. Per la nuova edizione, in alcuni casi abbiamo offerto il pagamento anticipato di 1.750 euro a film per 500 spettatori: 3,50 euro a spettatore, che in Italia è la parte di un biglietto intero da 7 euro che spetta al distributore. La risposta? Negativa. Fondamentalmente noi paghiamo questi 3,50 euro per ogni persona che vede il film con i soldi che raccogliamo, rinunciando a ricevere dal pubblico gli altri 3,50 euro che ci spetterebbero in quanto esercenti.

Vi raccontiamo due episodi per farvi capire cosa negli scorsi anni ha significato per noi questo crescente ostracismo. Vi ricordate quando abbiamo tutti assieme difeso il cinema a San Cosimato? Quei giorni noi stavamo anche lottando senza sosta per ottenere i film. Rischiammo e andammo in conferenza stampa senza tutte le autorizzazioni, fortunatamente ottenendole pochi giorni dopo.
L’anno scorso, durante le giornate delle aggressioni, il rappresentante dei distributori ANICA Luigi Lonigro ci disse che avrebbe voluto aiutarci ma che gli americani (major) non volevano darci i loro film. Allora scrivemmo alle agenzie di distribuzione all’estero, controllando la validità dei loro contratti sul territorio italiano e ottenendo in pochissimi giorni le autorizzazioni per gli stessi film bloccati in Italia. Pochi giorni dopo Lonigro si presentò a San Cosimato a dare la sua solidarietà ai nostri microfoni, mentre in parallelo arrivarono alcune lettere da Londra con l’ordine di annullare tutte le proiezioni di Fox e Warner Bros, con scritto nero su bianco che “secondo le direttive dell’ANICA (il famoso Lonigro) non le avrebbero potute autorizzare”. Ma i contratti erano stati perfezionati, avevamo pagato e perciò abbiamo proiettato e visto tutti assieme Guerre Stellari.

I distributori ci hanno scritto anche che non ci autorizzano i film perché abbiamo sovvenzioni pubbliche. Sì, le percepiamo e possiamo giocare a carte scoperte (noi): il nostro evento – organizzato da una no-profit quale siamo – ha un costo complessivo di circa 600.000 euro a stagione. Di questi, 300.000 sono sostenuti da finanziamenti pubblici, mentre i restanti 300.000 vengono sostenuti da sponsor privati, incassi del bar, donazioni per le magliette, eccetera.
La scorsa stagione abbiamo avuto circa 100.000 spettatori: per ognuno abbiamo quindi speso 6 euro, di cui 3 di denaro pubblico (ovvero, di tasse pagate da voi e noi). Crediamo che la priorità per l’uso di fondi pubblici debba essere la fornitura di servizi gratuiti per la cittadinanza. Ma soprattutto respingiamo al mittente gli attacchi sull’uso trasparente che facciamo di questi finanziamenti, perché – premio contraddizione – anche chi ci accusa li percepisce, con la differenza che ad essi aggiunge i guadagni dei biglietti (2019: ANEC Lazio 493.707 euro; ANICA e ANEC nazionale 1.514.000 euro / Post Covid: dal Mibact 245 milioni a industria Cinema e Teatro, di cui 40 milioni per le sale mentre da Regione Lazio 640.000 alle sale e 9 milioni alla produzione).

Rivendichiamo il nostro lavoro, perché è un servizio pubblico. Proprio come sono (o dovrebbero essere) gratuiti scuole, giardini, biblioteche e musei, le nostre proiezioni in piazza sono gratis perché vogliamo contribuire allo sviluppo culturale del Paese, come indica il nono articolo della nostra Costituzione. Proiettando quei film, nel nostro piccolo, siamo convinti di dare nuovo valore di mercato a opere datate o indipendenti, le riportiamo sul grande schermo e contribuiamo a creare un’educazione cinematografica che, da ex studenti, possiamo dire che non si insegna a scuola.
Da un altro punto di vista, contribuiamo anche agli interessi di quelle lobby che oggi ci fanno la guerra, ma che non hanno (o non vogliono avere) la lungimiranza di capire che non siamo noi il problema dello svuotamento delle sale cinematografiche. Anzi, con noi il pubblico riscopre la bellezza della visione collettiva del cinema sul grande schermo, esce di casa, vive e apprezza la differenza rispetto allo streaming.

Fino ad ora abbiamo parlato di noi, ma da questo momento vi preghiamo di allargare lo sguardo.

Non siamo gli unici a essere bersaglio di questo boicottaggio. Oggi con l’articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera abbiamo denunciato questa situazione assieme a Scendi c’è il Cinema del quartiere Giambellino di Milano, ai ragazzi del FurgonCINEMA, che porta proiezioni nelle aree del centro-italia colpite dal Sisma, e al festival La Guarimba della Calabria.

Se avessimo deciso di continuare a lottare in silenzio, alla fine avremmo ottenuto qualche film in più rispetto alle molte realtà che illuminano le notti dell’estate italiana, ma noi non vogliamo essere l’eccezione che conferma la regola. Noi vogliamo regole di mercato sane e giuste valide per tutti, anche per sale e arene indipendenti e per chi vuole organizzare eventi culturali gratuiti. Siamo il Cinema America, da sempre agiamo locale e pensiamo globale. Stavolta abbiamo deciso anche di agire globale.

Vogliamo difendere non solo la nostra libertà di continuare a lavorare, ma anche quella di tutte le altre realtà meno conosciute di noi. In tutta Italia cinema, festival e arene indipendenti rischiano di rimanere senza proiezioni gratuite all’aperto perché si rifiutano di cedere a questo ricatto, in un momento in cui ovunque c’è bisogno di servizi gratuiti per la cittadinanza. È a rischio la sopravvivenza delle proiezioni gratuite nei parchi, nelle spiagge e nelle piazze d’Italia.

Noi non molliamo.
Abbiamo bisogno di voi.

Condividete, diffondete, parlatene con tutte le persone che lavorano nella stampa, nel cinema e nel mondo culturale in generale, anche all’estero. Arriviamo dentro gli uffici di ogni distributore, di ogni multisala, di ogni major a Roma, Londra e a Los Angeles. Tutto ciò che vi abbiamo raccontato è documentabile e non avremo paura di mostrare le carte quando ce ne sarà occasione.

Non spegnerete i nostri proiettori!

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